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Costa Rica: l’Alta Corte contraria alla moratoria sulla coltivazione di ananas

Costa Rica: l’Alta Corte contraria alla moratoria sulla coltivazione di ananas

L’alta corte della Costa Rica ha negato nuovamente il diritto dei governi locali a indire una moratoria sulla produzione di ananas entro  i loro territori, questa volta nell’area di Los Chiles.

Dopo aver denunciato la presenza di acqua contaminata e lo sfruttamento del lavoro migrante, una coalizione di ambientalisti e politici si è costituita per promuovere una moratoria di 5 anni nella municipalità di Los Chiles rispetto alle concessioni di produzione di ananas nel cantone di Alajuela, situato al confine sud con il Nicaragua.

La camera nazionale dei produttori di Ananas (CANAPEP) ha chiesto immediatamente un’ingiunzione alla Camera Costituzionale della Corte Suprema. La Corte si è espressa a favore dei produttori di ananas annullando la moratoria e permettendo alle aziende di ananas di proseguire la produzione in Los Chiles.

Altri municipi della Costa Rica hanno cercato di indire moratorie negli ultimi anni, puntualmente negate. Nel 2014, un ampio fronte di attivisti e ambientalisti delle comunità in cui si pratica la coltivazione degli ananas, capitanati dal legislatore Edgar Araya del Board Front Party, hanno spinto l’esecutivo ad approvare una moratoria nazionale di 5 anni che vieti l’espansione della colture di ananas.

I sostenitori della moratoria fallita di Los Chiles, inclusi il gruppo di giustizia sociale e ambientale Ditso, affermano che una pausa nella coltivazione di ananas in quest’area è necessaria.

Il coordinatore di Ditso, Jeffrey Lopez, che lavora stagionalmente nel campo delle coltivazioni di ananas attorno a Los Chiles, afferma che la crescita di questo settore provoca lo sfruttamento dei lavoratori migranti e causa effetti disastrosi nelle comunità locali, consumando acqua ed erodendo terreni. Lopez dichiara: “La moratoria è uno strumento che noi continueremo a promuovere nonostante il verdetto della Corte. E’ un diritto della comunità e delle municipalità locali stabilire criteri che proteggano le persone e l’ambiente. Siamo convinti che con l’annullamento della moratoria il governo stia mettendo gli interessi dei produttori di ananas prima di quelli delle persone.” Lopez ricorda che il Presidente Luis Guillermo Solis, durante la campagna elettorale, ha promesso di proteggere le comunità e i lavoratori dagli effetti collaterali delle piantagioni di ananas.

Lavoro ed esportazione

ananas-costa-ricaNel 2015, l’industria di settore ha generato più di 1 milione di dollari nell’esportazioni, come attestato dalle statistiche CANAPEP, garantendo 28.000 posti di lavoro a livello nazionale. Mettendo dei freni alle industrie del profitto di ananas in Costa Rica, si potrebbero intaccare le esportazioni del paese.  Secondo il Presidente di CANAPEP Abél Chavez, questo settore è diventato cruciale per l’economia del paese, soprattutto in aree povere come Los Chiles, in cui le opportunità di lavoro sono poche. “Noi non pensiamo solo dal punto di vista economico, siamo tuttavia preoccupati non ci siano altre opportunità di lavoro in quest’area del paese se non in questo campo.” Secondo Chavez “Non ci sono altre alternative qui per i lavoratori agricoli”. Gerardo Barba, un altro attivista e membro Ditso, dichiara alla redazione di The Tico Times, che la giustizia si preoccupa più di accontentare i produttori di ananas che le persone comuni. “Quando succedono queste cose, non è il governo a soffrire”, secondo Barba. “Sono gli abitanti locali a soffrire. Stiamo soffrendo le conseguenze di questo sistema, come l’acqua contaminata e i poveri affamati.”

 

Storia dell’acqua contaminata

La produzione di ananas in Costa Rica ha un impatto ambientale allarmante. In Aprile, l’Istituto Fognario  dell’acqua ha rilevato erbicidi in numerosi sorgenti che portano acqua alla comunità di Veracruz de Pital, nella provincia di Alajuela, come riportato dal quotidiano La Naciòn. La comunità è stata costretta a chiudere l’acquedotto e a procurarsi l ‘acqua da altre fonti.

A giugno gli investigatori hanno messo a soqquadro gli uffici della compagnia di ananas, Agricola Industrial La Lydia, con sede a Veracruz, alla ricerca di prove che attestino la responsabilità della compagnia nella contaminazione. La compagnia di ananas, si trova a meno di 200 metri dalle sorgenti d’acqua, come riportato dal Procuratore generale.

Il Bromacil è comunemente utilizzato nelle piantagioni di ananas e ha già contaminato il sistema fognario in altre parti del Paese, ad esempio diverse comunità del Siquirres. Questo caso ha ricevuto una prima udienza l’anno scorso presso l’Intercommissione Americana sui Diritti Umani. (Inter-American Commission on Human Rights).

Guàcimo and Pococì, due località sulle pendici caraibiche, hanno mostrato le prove delle contaminazione delle sorgenti d’acqua e gli effetti sulla salute umana. Entrambi i municipi avevano presentato delle moratorie nel 2012 modificate dalla CANAPEP e negate dall’alta corte.

 

Un potente mercato

Secondo Chavez, la CANAPEP non è a conoscenza di tutti i problemi relativi alla fornitura di acqua in Los Chiles. Secondo lui le proteste ambientali non dovrebbero essere dirette contro la produzione di ananas ma contro gli imprenditori e le aziende che non rispettano le regolamentazioni governative che indicano quali agrochimici usare e come usarli responsabilmente.

Il presidente del comparto ananas della CANAPEP, è convinto alcuni costaricani abbiano una visione allarmistica rispetto all’impatto ambientale delle coltivazioni di ananas, è necessario discuterne il vero impatto.

Altri paesi, ad esempio la Colombia, hanno espresso la volontà di replicare il modello di business della Costa Rica, considerando il boom nelle esportazione registrato negli ultimi anni.

“La Costa Rica ha mostrato agli altri paesi, il percorso da seguire per una produzione di ananas di successo.” dichiara Chavez “in questo momento c’è una percentuale della popolazione che non vuole accettare questo sistema, anche se altri paesi cercano di emularci”.

 

Gli attivisti anti-ananas di nuovo impegnati nella negoziazione

Il procuratore Sofia Barquero, che rappresenta la campagna “Ananas senza diritti” (Pina Sin Derechos) e che aveva consigliato il Municipio di Los Chiles di adottare la moratoria, afferma che l’ultima decisione della Corte è stata deludente, il comune aveva lavorato per non replicare il fallimento delle altre municipalità.

“Dopo quanto successo a Guacimo e Pococi, abbiamo analizzato per due anni come potevano le altre municipalità introdurre una moratoria che potesse funzionare, considerando le risposte della corte costituzionale su questi due casi”.  Barquero dichiara via email a The Tico Times: “Le ultime decisioni della Corte ci hanno molto sorpreso. Le motivazione per negare la moratoria in Los Chiles non dovrebbero essere le stesse date per le località caraibiche”. Secondo Barquero, il rigetto della Corte Costituzionale rende molto difficile per il municipio vincere qualsiasi battaglia legale contro i produttori di ananas della CANAPEP. Ma almeno, afferma, si è favorito la riapertura di un dibattito nazionale sulla produzione di ananas.

Una volta che la moratoria è stata annullata dalla corte, non ci sono altre opzioni legali. Stiamo valutando i prossimi passi da compiere. Un primo step, potrebbe essere quello di osservare da vicino ogni singolo produttore di ananas, alla ricerca di eventuali violazioni di normative. Un’altra opzione potrebbe essere una moratoria da parte del ramo esecutivo.”

Per gli abitanti di  Los Chiles, uno dei cantoni più poveri del paese, la moratoria naufragata è solo l’ultimo ostacolo. Gli attivisti come Lopez affermano che continueranno a combattere in ogni modo per lo sviluppo della comunità e dei diritti umani.

“La povertà estrema coincide con lo sviluppo di una monocultura aziendale, sappiamo che se c’è monocultura, ci sono alti livelli di povertà.”

Per Lopez “Il governo non sta proteggendo né l’ambiente né i diritti dei lavoratori”.

 

Fonte The Tico Times 

Foto: Lindsay Fendt/The Tico Times