LEGISLAZIONE

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Molti supermercati europei e aziende della frutta traggono beneficio economico da operazioni di acquisto extra europee, come ad esempio da piantagioni tropicali. Queste organizzazioni però sfuggono alle loro responsabilità per quanto riguarda l’impatto delle condizioni d’impiego, il livello dei salari e le condizioni ambientali, spesso subappaltando le loro attività, delegandolealle loroconsociate.

Queste consociate o subappaltatori tuttavia molto frequentemente violano anche gli elementari diritti dei lavoratori e le leggi relative alla tutela dell’ambiente. Troppo spesso le persone  le cui vite sono state negativamente colpite dalle pratiche  aziendali hanno  pochissime o meglio nessuna opportunitàdi affermare i propri  diritti nel loro paese di nascita o nel paese in cui hanno il loro quartier generale queste società. Inoltre, le persone possono incorrere in serie intimidazioni e minacce sereagiscono in qualche modo , ad esempio, i lavoratori possono essere immediatamente licenziati solo per essersi iscritti ad un sindacato.

I singoli stati sono responsabili di obbligare le compagnie ad un comportamento responsabile, introducendo una legislazione che possa assicurare queste attività economiche lungo la catena di produzione e distribuzione senza avere un impatto negativo sulle comunità degli stati produttori. Nonostante ciò, allo stato attuale solo una manciata di paesi hanno almeno gli strumenti legali di base, per mantenere le imprese coinvolte legate alle loro responsabilità di sviluppo sociale e di tutela ambientale (ad esempio la Francia).

Cosa è già stato fatto?

A livello internazionale, sono stati fatti dei passi in avanti per indirizzare il ruolo e la responsabilità del settore privato in direzione di uno sviluppo sostenibile e alla riduzione della povertà. Alcuni esempi includono le linee guida dell’OCSE (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) per le aziende multinazionali, le convenzioni e dichiarazione dell’ILO (l’organizzazione internazionale del lavoro delle Nazioni Unite), la proposta internazionale dei Diritti Umani e dei Principi Guida delle Nazioni Unite sullo scambio economico e i Diritti Umani.

Sebbene queste iniziative siano un passo prezioso verso la responsabilità delle imprese e siano in accordo con le volontà degli stati responsabili della loro applicazione, ci sono ancora pochi strumenti giuridici che assicurino l’adesione delle aziende a questi standard. Esse non sono quindi una sostituzione ad una corretta regolamentazione, legalmente vincolante per le attività delle multinazionali. Gli stati quindi hanno bisogno di adottare urgentemente una legislazione vincolante a livello nazionale, regionale e internazionale, in accordo con la società civile, inclusi i sindacati indipendenti.

Supermercati

Diversi paesi dell’Unione Europea hanno già espresso preoccupazione per il potere degli acquirenti. Alcuni stati membri hanno provato a modificare le pratiche scorrette introducendo leggi per disciplinare, ad esempio, i rapporti rivenditore – fornitore; vietando la vendita sotto costo; fermando i prezzi predatori e i prezzi discriminatori; riducendo la dipendenza nelle relazioni commerciali.

Queste iniziative nazionali sono passi positivi che vanno in qualche modo verso un  bilanciamento nelle pratiche commerciali sleali dovute allo squilibrio di potere tra venditore e fornitore.

Tuttavia il loro impatto è limitato a causa della natura internazionale dei meccanismi di distribuzione al dettaglio e vendita. Nei paesi dell’Unione Europea, la vendita al dettaglio è dominata sempre più da un numero ristretto di catene di supermercati. Mentre c’è una legislazione anti monopolio per evitare che i produttori più grandi abusino della propria predominanza nel mercato, non esiste una legislazione europea specificamente designata per affrontare gli abusi del potere di acquisto dei supermarket.

Questi rivenditori stanno rapidamente diventando guardiani che controllano gli agricoltori e gli altri fornitori, essendo l’unico punto di accesso ai consumatori europei.

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